Diritto d’autore

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Il New York Times contro Open AI, inizia la battaglia legale

Il New York Times ha dato inizio ad una battaglia legale contro OpenAI e Microsoft, accusandoli di utilizzare milioni dei suoi articoli per addestrare le intelligenze artificiali di ChatGPT e Copilot. Il noto quotidiano ritiene che, grazie anche all’acquisizione delle sue pubblicazioni, le AI avrebbero raggiunto un tale livello di avanzamento da permettere loro di sviluppare creazioni in grado di competere con quelle giornalistiche, dando vita ad una concorrenza assai sgradita.

La causa civile, che è stata avviata davanti al tribunale distrettuale federale di Manhattan e potrebbe portare ad un risarcimento di miliardi di dollari, mette ancora una volta in evidenza le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale generativa nell’utilizzo non autorizzato di contenuti protetti dal copyright. Oltre a evidenziare i rischi per l’industria dell’informazione, l’azione legale sottolinea la vulnerabilità di scrittori, archivi fotografici e attori, il cui materiale viene utilizzato per addestrare l’IA senza un giusto compenso.

L’industria dell’informazione risulta particolarmente esposta al rischio di minori ricavi a causa della proliferazione di offerte di articoli generati dall’IA. Le nuove versioni di queste applicazioni vanno oltre la produzione di testi, creando foto, filmati e persino musica: queste evoluzioni hanno amplificato i problemi precedentemente evidenziati solo nella parte scritta, come la manipolazione di video e la partecipazione a concorsi fotografici con immagini generate dall’IA. 

Microsoft finora non ha rilasciato commenti, mentre una portavoce di OpenAI, Lindsay Held, ha dichiarato che l’azienda è rimasta “sorpresa e delusa” dalla causa legale ma che, nonostante ciò, OpenAI si dichiara aperta al dialogo costruttivo, sperando di trovare un accordo che sia vantaggioso per entrambe le parti, come avviene già con molti altri editori.

Il NYT ha confermato precedenti tentativi di negoziare un accordo commerciale con OpenAI e Microsoft nei mesi precedenti, senza successo. L’azione legale potrebbe essere un tentativo di forzare le due società a riconoscere e ricompensare adeguatamente il NYT per l’utilizzo dei suoi contenuti. La decisione di portare la questione davanti ai tribunali potrebbe rappresentare solo l’inizio di una complessa battaglia legale che potrebbe definire il futuro delle relazioni tra i media tradizionali e l’intelligenza artificiale. 

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Nuovo DDL sul Made in Italy, il Governo mette a disposizione nuove risorse per la tutela del Made in Italy


Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri del 31 Maggio 2023 è stato approvato il cosiddetto Disegno di Legge sul “Made in Italy”, che contiene nuove disposizioni volte a valorizzare, tutelare e promuovere le produzioni italiane di eccellenza, il patrimonio artistico e le radici storico-culturali del Paese. L’esaltazione di questi elementi, anche come motori di una rinnovata crescita economica nazionale, era stata messa al centro dell’agenda di Governo fin dalle sue battute iniziali e, grazie a questo DDL, vede oggi la luce un primo pacchetto di misure ad essa dedicate. Tra le principali misure previste si trova l’istituzione di un fondo sovrano da un miliardo di euro che servirà a sostenere le filiere strategiche del paese.

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Adottate le nuove linee guida ministeriali sulla riproduzione dei beni culturali


Con il Decreto Ministeriale 161/2023 il Ministero ha adottato le nuove linee guide fondamentali per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi di cultura statali.

Le due nuove Linee Guida hanno determinato un tariffario generale per tipi differenti di concessione.
La prima riguarda la riproduzione dei beni, un’attività suddivisa in 9 macro-prodotti, la seconda invece riguarda l’uso degli spazi, un’attività suddivisa in 3 macro- prodotti.

Per quanto riguarda la riproduzione dei beni culturali, le Linee Guida delineano un quadro nel quale si attua una distinzione tra riproduzioni a scopo liberale o comunque non commerciale e le riproduzioni a scopo di lucro. A partire dalle riproduzioni liberali vengono identificate alcune tipologie di riproduzioni che, in ogni caso, devono essere libere e gratuite oppure libere ma sottoposte ad un rimborso delle spese di gestione. Per quanto riguarda invece le riproduzioni a scopo lucrativo viene fissato un minimo tariffario, frutto di un sistema di calcolo stabilito nel Decreto che, associando ad ogni macro-prodotto una tariffa unitaria, la moltiplica per un coefficiente differenziato in funzione della destinazione delle riproduzioni.

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OpenAI sotto accusa, al centro la presunta violazione del diritto d’autore


ChatGPT, il Natural Language Processing sviluppato da OpenAI che utilizza l’intelligenza artificiale per elaborare discorsi compatibili con quelli umani, attraverso le sue molteplici funzionalità, tra le quali spiccano il chatbot e la creazione di contenuti, è spesso al centro di accese discussioni, tra chi sostiene che sia una risorsa e possa rappresentare un strumento utile in svariati contesti e chi invece ritiene non sia altro che l’ennesima maschera dietro la quale si celano le inquietudini esistenziali di un futuro nel quale la creatività umana svolgerà un ruolo sempre più residuale rispetto alle nuove tecnologie.

Recentemente questo discusso sistema si è trovato al centro di un’ennesima controversia, questa volta addirittura legale.

Il 28 Giugno scorso infatti OpenAI, la società sviluppatrice di ChatGTP, è stata citata in giudizio da due autori per la presunta violazione del diritto d’autore. Secondo i due querelanti la società avrebbe impiegato impropriamente alcune opere protette dal copyright per istruire il sistema di apprendimento automatico di ChatGPT al fine di migliorare la qualità delle conversazioni elaborate da esso. I due autori, Mona Awad e Paul Tremblay, hanno presentato quindi un’azione collettiva volta denunciare la violazione da parte di OpenAI del DMCA, ovvero il Digital Millenium Copyright Act, la legge sul copyright degli Stati Uniti d’America, che risale al 1998 e che rende illegali la produzione e la divulgazione di materiali protetti dal diritto d’autore anche sulla rete.

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