Marchi

by Pietro Borsari Pietro Borsari Nessun commento

Bando per la promozione all’estero dei marchi collettivi e di certificazione

Il Ministero delle imprese e del made in Italy ha stabilito i criteri e le modalità di applicazione dell’agevolazione diretta a sostenere la promozione all’estero di marchi collettivi e di certificazione volontari italiani. A sostenere finanziariamente il bando uno stanziamento di ben 2,4 milioni di euro.

Il decreto fissa le modalità di presentazione delle domande, i criteri di valutazione, le modalità di rendicontazione delle spese e versamento dei contributi per l’anno 2023.
Il Bando Marchi Collettivi 2023 intende sostenere le attività di promozione all’estero di marchi collettivi e di certificazione. Per poter accedere al bando occorre che i marchi devono essere già registrati al momento della presentazione della domanda.

Il bando è rivolto a:

  • Associazioni rappresentative delle categorie produttive
  • consorzi di tutela di cui all’art. 53 della legge 24 aprile 1998, n.128
  • altri organismi di tipo associativo o cooperativo

Le agevolazioni possono arrivare fino a 150 mila euro per ciascun soggetto beneficiario e possono essere concesse sul 70% delle spese riguardanti

  • Eventi collaterali alle manifestazioni fieristiche internazionali
  • Fiere e saloni internazionali
  • Incontri bilaterali con associazioni estere
  • Seminari in italia con operatori esteri e all’estero
  • Azioni di comunicazione sul mercato estero, anche attraverso GDO ecanali on-line
  • Creazione di comunità virtuali a supporto del marchio.

Le domande possono essere presentate al soggetto gestore, Unioncamere, dal 27 dicembre 2023 al 23 gennaio 2024.

by Manzella Associati Manzella Associati Nessun commento

Marchio “DIEGO MARADONA”, arriva la sentenza del Tribunale UE

É di recente pubblicazione la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea che ha confermato la decisione dell’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale (EUIPO) di non registrare il trasferimento di proprietà del marchio “DIEGO MARADONA” richiesto da Sattvica, società argentina appartenente all’ex legale di Diego Armando Maradona. Le ragioni della sentenza si possono rintracciare nell’assenza, verificata sulla documentazione presentata dal ricorrente, di elementi che dimostrassero l’avvenuta cessione del marchio in favore della società.Si tratta dell’ennesimo capitolo della lunga vicenda relativa all’eredità dello scomparso campione argentino che, in questo caso, vede una vittoria degli eredi. Con questa sentenza, il Tribunale Ue ha confermato il no dell’Euipo alla registrazione del trasferimento del marchio in favore di Sattvica.Quella che si sta consumando sui diritti di immagine relativi al nome del compianto Maradona è una vera e propria guerra legale di portata globale, una contesa che attraversa almeno tre continenti, dal Sudamerica fino al Giappone, passando naturalmente per l’Unione Europea.

Ma ripercorriamo i fatti. Nel 2001 Maradona ha presentato all’EUIPO una domanda di registrazione europea del marchio “DIEGO MARADONA” perdiverse categorie di beni, in particolare relativi all’abbigliamento. La registrazione è stata infine a accolta nel 2008. Nel 2021, poco più di un anno dopo la scomparsa del calciatore, la società Sattvica, ritenendo di essere beneficiaria del trasferimento del marchio, ha richiesto all’EUIPO di registrare il trasferimento sulla base di un’autorizzazione emessa da Maradona in suo favore nel 2015 che autorizzava lo sfruttamento commerciale del marchio e un accordo che stabiliva la medesima cosa. L’EUIPO inizialmente ha accolto la registrazione ma, successivamente, dopo l’intervento degli eredi di Diego Armando Maradona, ha annullato la stessa. Nella sua decisione del marzo 2022, l’EUIPO ha giudicato insufficiente la documentazione prodotta da Sattvica per dimostrare l’avvenuto trasferimento del marchio in capo a quest’ultima. É intervenuto allora un ricorso presentato dalla società argentina al Tribunale Ue per annullare la decisione dell’Ufficio europeo dei brevetti.Si arriva così al verdetto con il quale il Tribunale ha respinto il ricorso confermando la decisione dell’Euipo, stabilendo inoltre l’impossibilita da parte di Sattvica di sanare i vizi riscontrati nella documentazione a causa della sopraggiunta scomparsa del calciatore. Ora la società potrà ricorrere nuovamente alla Corte Ue, tuttavia le motivazioni della sentenza appaiono piuttosto solide e le speranze in un ribaltamento della stessa sembrano scarse.

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Hugo Boss vs “Il boss dei panini”: arriva il no della cassazione alla registrazione del marchio di street food

La disputa in merito alla registrabilità del segno “Il boss dei panini”, relativo ad un chiosco di street food a Santa Maria Capua Vetere, è infine giunta all’esame della Corte di Cassazione che, dopo il parere dell’UIBM e della Commissione Ricorsi, si è trovata a dover dirimere la questione in via definitiva e affermare se la confondibilità con il marchio “Boss” della nota società tedesca “Hugo Boss” potesse comportare la mancata registrazione del marchio successivo. 

La Corte, raggiunta da un’impugnazione, ha rivisto la precedente decisione della Commissione Ricorsi, modificando la parte nella quale si evidenziava che il termine “boss” era ormai utilizzato quotidianamente nella lingua italiana e rendeva perciò debole il marchio. La Cassazione ha quindi ribaltato questo parere, stabilendo che la natura patronimica del marchio e la sua notorietà sarebbero sufficienti a stabilirne la forza. È stato così accolto il ricorso della maison, nota per le sue linee di prodotti che vanno dagli abiti d’alta moda alla profumeria, a seguito di un contenzioso legale durato ben otto anni. 

Uno degli elementi più dibattuti della sentenza è l’aspetto legato all’utilizzo comune della parola “Boss”. Secondo i giudici della Corte la giurisprudenza di legittimità sarebbe chiara su questo punto: secondo quest’ultima sarebbero “deboli” i marchi che risultano concettualmente legati al prodotto, dal momento che l’immaginazione che li ha partoriti non è andata oltre il rilievo di un carattere, di un suo elemento, o l’utilizzo di termini di diffusione comune che non potrebbero essere oggetto di un diritto esclusivo. Quindi, secondo i giudici, una parola del linguaggio comune può dare vita ad un marchio “forte”, a condizione che sia difficoltoso per il consumatore non identificare un legame concettuale tra la parola in questione e il marchio contrassegnato. 

Per evitare la confusione che potrebbe generarsi da questa situazione è fondamentale il carattere distintivo del marchio “forte”, che rende iconico e unico il contrassegno rispetto al marchio debole, permettendo al primo di rimanere impresso nella mente del consumatore e impedendo al secondo di imporsi al posto del primo nell’immaginario collettivo. 

La sentenza rappresenta una vittoria per la casa di moda tedesca, che aveva già esposto davanti all’UIMB e alla Commissione Ricorsi le proprie ragioni, rimarcando il fatto che il marchio “Boss” fosse noto al grande pubblico e avesse dunque natura distintiva e, pertanto, anche “forte”. La decisione oggetto di impugnazione, secondo il parere dei giudici della Suprema Corte, non aveva preso in esame né la notorietà del marchio né tantomeno il suo carattere patronimico, già di per sé indice di forza (anche se non sufficiente ad impedire, da solo, la mancata registrazione del marchio della controparte). 

In ultima istanza quindi per la Cassazione l’impedimento alla registrazione non è dovuto, in via esclusiva, alla notorietà del marchio “Boss” e alla confusione che la coesistenza dei due marchi potrebbe causare, quanto piuttosto al fatto che il marchio successivo, attraverso un meccanismo di agganciamento, potrebbe indebitamente avvantaggiarsi sul mercato dell’esistenza del marchio precedente, traendone un ingiusto profitto. 

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Apertura dei nuovi bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2023


Apertura dei nuovi bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ 2023

Come vi avevamo preannunciato nella nostra newsletter del 4 agosto, lo scorso 11 agosto sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale gli avvisi di adozione dei nuovi bandi e rese note le date di apertura per l’annualità 2023 per la concessione delle misure agevolative denominate Brevetti+, Disegni+ e Marchi+.
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Il Ministero delle imprese e del Made in Italy stanzia 32 milioni di euro per i bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+


Agevolazioni alle PMI per per la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale

Il 14 luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto direttoriale del 16 giugno che prevede l’assegnazione delle risorse ai bandi “Brevetti+”, “Disegni+” e “Marchi+” per l’anno 2023, al fine di stabilizzare il sostegno alle piccole e medie imprese per la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale. Vengono così riaperti i bandi così come stabilito dalle Linee di intervento strategiche sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023.

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Il Parlamento approva la riforma del Codice della Proprietà Industriale


Il 18 luglio scorso la Camera dei Deputati ha approvato il Disegno di Legge di riforma del Codice della proprietà industriale, nella versione che aveva già ricevuto l’ok dal Senato.

Il voto favorevole del Parlamento rappresenta un traguardo importante nel quadro della realizzazione degli obiettivi previsti nell’ambito delle “Linee strategiche di intervento sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023”.

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Nuovo DDL sul Made in Italy, il Governo mette a disposizione nuove risorse per la tutela del Made in Italy


Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri del 31 Maggio 2023 è stato approvato il cosiddetto Disegno di Legge sul “Made in Italy”, che contiene nuove disposizioni volte a valorizzare, tutelare e promuovere le produzioni italiane di eccellenza, il patrimonio artistico e le radici storico-culturali del Paese. L’esaltazione di questi elementi, anche come motori di una rinnovata crescita economica nazionale, era stata messa al centro dell’agenda di Governo fin dalle sue battute iniziali e, grazie a questo DDL, vede oggi la luce un primo pacchetto di misure ad essa dedicate. Tra le principali misure previste si trova l’istituzione di un fondo sovrano da un miliardo di euro che servirà a sostenere le filiere strategiche del paese.

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Il logo di Batman ha carattere distintivo: la DC Comics vince contro un’azienda italiana


Il logo di Batman, noto personaggio della DC comics, avrebbe carattere distintivo. Lo ha affermato il Tribunale dell’Unione Europea in una sentenza particolarmente controversa dello scorso 7 giugno nella quale, rigettando le obiezioni poste dalla ricorrente, un’azienda italiana, si sostiene che per il pubblico il carattere distintivo del marchio sarebbe così evidente da rendere i prodotti coperti dal marchio DC Comics distinguibili da quelli di altre imprese.

Per comprendere le ragioni di questa pronuncia occorre ripercorrere la storia editoriale dell’uomo pipistrello fin dalle origini.

Dopo la creazione del personaggio ad opera dei fumettisti Bill Finger e Bob Kane e il suo esordio sulla testata Detective Comics il 30 maggio del 1939, la DC Comics optò per una registrazione del marchio negli Stati Uniti. Con lo sbarco del personaggio nel resto del mondo e il conseguente successo globale, la casa editrice decise di presentare domande di registrazione anche in altri paesi.

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Intelligenza Artificiale e futuro per i marchi d’impresa


 
L’Intelligenza Artificiale applicata al procedimento della ricerca di anteriorità e alla  valutazione di registrabilità dei marchi d’impresa, un’innovazione che potrebbe  contribuire alla diminuzione dei costi di registrazione e deposito delle domande,  riducendo i tempi ed incrementando il livello di attendibilità dei risultati di ricerca.  
 
È ormai pacifico che l’IA sarà la chiave di una nuova “rivoluzione copernicana” per  moltissimi settori, uno dei quali potrebbe essere certamente quello dei marchi  d’impresa. In modo particolare gli esperti si concentrano sulle enormi potenzialità di uno  strumento come quello dell’intelligenza artificiale, che utilizza un sistema di  algoritmi in grado di elaborare ed apprendere partendo da una banca dati e  sfruttando processi logici paragonabili a quelli umani, applicato alla ricerca di  anteriorità e alla valutazione di registrabilità dei marchi industriali.  Questo permetterebbe di accelerare un procedimento di per sé assai lungo e  difficoltoso.
 
Una volta depositata la domanda relativa ad un marchio, infatti, taluni  Uffici competenti provvedono a svolgere l’esame di anteriorità analizzando alcuni  dati (data di deposito, classificazione, priorità, impedimenti alla registrazione).

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